Autostima felicità 11 Set 2018

BY: admin

Psicoterapia

Comments: Nessun commento

L’autostima potrebbe essere descritta in molti modi. Nella forma più semplice e sintetica per autostima si intende la fiducia e la stima nei propri confronti. Una definizione elaborata da Nathaniel Branden, invece, parte dal presupposto che l’autostima corrisponda alla sensazione di essere adeguati alla vita e alle sue richieste e si fonda su due distinti elementi: fiducia nelle proprie capacità di affrontare le sfide fondamentali dell’esistenza e sensazione di avere valore e di meritare il successo che equivale, in buona sostanza, alla fiducia nel proprio diritto alla felicità. Bisogna evidenziare che autostima e vanità o arroganza non sono affatto la stessa cosa.

Non è possibile avere “troppa autostima”.

Cos’è l’autostima e perché è così importante?

Gli atteggiamenti negativi come la vanità, il cercare di mettersi sempre al di sopra degli altri e competere con loro in tutto per primeggiare non corrisponde affatto ad avere troppa stima di sé, ma ad averne troppo poca. Chi ha un buon livello di autoconsapevolezza e autoefficacia non ha bisogno di dimostrarlo agli altri poiché la sua considerazione di sé stesso prescinde dal giudizio altrui. L’autostima corrisponde a un forte grado di indipendenza. Significa avere in sé il proprio centro, non trovarlo all’esterno. Inoltre, dall’autostima derivano tutta una serie di caratteristiche “positive” poiché più abbiamo fiducia in noi stessi e meno sentiamo che gli altri possono rappresentare una minaccia per noi e la nostra posizione.

Un buon grado di sicurezza permette di essere più aperti, disponibili, propensi al cambiamento, flessibili, capaci di ammettere e correggere i propri errori. E siamo più ambiziosi, non nel senso lavorativo del termine cioè di desiderio di scalare le gerarchie e “arrivare da qualche parte”, ma in termini di quello che ci auguriamo di sperimentare nella nostra vita emotivamente, intellettualmente e spiritualmente. Aggiungiamo che il livello di autostima influisce anche nel nostro modo di rapportarci agli altri e di comunicare: più ne abbiamo, più abbiamo il desiderio di esternare quello che portiamo dentro poiché gli diamo valore e non abbiamo paura del giudizio altrui; meno ne abbiamo, invece, e più tendiamo a nascondersi, a non esporci perché non ci sentiamo appropriati e siamo insicuri dei nostri pensieri e sentimenti.

È proprio tutta questa serie di conseguenze a rendere l’autostima tanto importante per il nostro benessere. Essa incide in tutti gli ambiti della vita, a partire da quello relazionale arrivando a quello lavorativo.

autostima credere in sé stessi

Alle origini dell’autostima

Ma come nasce l’autostima? L’infanzia, naturalmente, rappresenta il momento fondamentale durante il quale viene a formarsi il senso di sé e l’individualità. I lavori degli psicologi si sono concentrati sull’influenza esercitata dal rapporto tra genitori e figli per capire quali comportamenti ricorrenti determinassero la formazione di un buon grado di fiducia in sé stessi. Non c’entrano nulla l’agiatezza, l’istruzione o il lavoro del padre o della madre.

Il punto fondamentale è la qualità del rapporto tra il bambino e le proprie figure di riferimento.

È il confronto con l’ambiente esterno, in primo luogo la famiglia, a modellare l’immagine che si ha di sé stessi.

Ciò significa che, in primo luogo, è il comportamento dei genitori nei confronti del bambino a influenzare il modo in cui egli costruisce sé stesso.

Più nello specifico, ci sono diverse condizioni associate all’autostima nel bambino:

  • Accettazione da parte dei genitori dei sentimenti e dei pensieri del bambino che non viene ignorato o peggio punito per quello che prova, venendo costretto a reprimere le naturali manifestazione del suo essere
  • Regole e limiti chiari, che permettono al bambino di capire e valutare autonomamente i propri comportamenti
  • Rispetto della dignità del bambino in quanto persona. I genitori non cercano di manipolarlo attraverso la violenza e l’umiliazione e prendono sul serio i suoi bisogni e desideri.
  • I genitori hanno degli standard di comportamento alti ma li trasmettono in modo rispettoso e non oppressivo. Così il bambino viene spronato a dare il meglio di sé e a credere di potersi adeguare.
  • I genitori stessi hanno un alto livello di autostima e lo dimostrano con il proprio comportamento. È l’esempio, molto più delle parole di lode, a fare la differenza nella costruzione di un’immagine forte.

 autostima-bambini

Le trappole dell’autostima: la profezia auto-avverantesi e l’effetto Pigmalione

Non bisogna pensare, però, che il livello di stima di sé sia un dato di fatto inalterabile, che si forma nella prima infanzia e resta immutato per sempre.

L’autostima è una conquista giornaliera, qualcosa su cui si può lavorare e il cui grado varia nel corso del tempo.

Soprattutto, nell’età adulta, la fiducia in sé stessi è qualcosa che dipende direttamente da noi. Noi abbiamo la responsabilità della cura di noi stessi e possiamo, quindi, accrescere la sicurezza che abbiamo nelle nostre capacità. Una stima di sé non adeguata limita profondamente la felicità e il benessere.

Ci sono, però, degli ostacoli, delle trappole che ci costruiamo da soli, dei meccanismi che possono indebolire o rafforzare l’autostima. Averne consapevolezza ci permette di comprendere come lavorarci e farli diventare punti di forza. In estrema sintesi, le nostre aspettative determinano il nostro successo o il nostro fallimento.

È quella che viene chiamata profezia auto-avverantesi.

Proviamo a fare un esempio concreto:

Un uomo riceve una promozione all’interno dell’azienda per la quale lavora e comincia a essere preso dal panico perché pensa che non sarà all’altezza del nuovo incarico e delle mansioni che ne derivano. Crede di non aver meritato questo posto. Sente, in cuor suo, di essere destinato al fallimento, a commettere un errore che comprometterà la sua posizione perché lui, in realtà, non è adeguato a ricoprirla. In modo inconscio comincia ad autosabotarsi, non mettendo impegno nel lavoro, arrivando in ritardo alle riunioni, trattando male i suoi sottoposti. Alla fine viene licenziato. A quel punto nella sua testa scatta il pensiero “Lo sapevo che sarebbe andata a finire così, avevo ragione”.

Questo è quello che accade quando non si è riusciti a costruire un livello adeguato di fiducia in sé stesi. La convinzione di non meritare quello che si è ottenuto, che sia nel campo lavorativo o in quello delle relazioni, induce a mettere in atto una serie di comportamenti, a lasciarsi prendere da emozioni negative che, effettivamente, fanno realizzare quanto abbiamo previsto. E alla fine, quando vediamo che avevamo ragione, il nostro concetto negativo di noi stessi si rafforza. Si instaura così un circolo vizioso, che va a minare completamente la nostra autostima.

Questo meccanismo funziona anche in senso positivo, come circolo virtuoso dell’autostima. Quando si ha un alto concetto di sé  e una solida fiducia nelle proprie capacità, è molto più probabile riuscire nei propri compiti, superare le difficoltà, non fermarsi di fronte agli ostacoli e perseverare fino a raggiungere l’obiettivo prefissato. Il buon risultato, così, consolida l’opinione positiva che ho di me stesso.

Esiste anche una variante delle profezie autoavverantesi chiamata Effetto Pigmalione. Lo si può sintetizzare così: se un insegnante o un adulto crede che un bambino valga meno degli altri, sia meno dotato, lo tratterà automaticamente in modo diverso. Il bambino introietterà l’immagine che gli viene suggerita dai comportamenti dell’adulto, conformandosi e adeguandosi a essa. È un principio che, come per la profezia autoavverantesi in senso stretto, funziona anche in positivo, esercitando un’influenza profonda sull’individuo.

La dimostrazione viene data da un esperimento messo in campo da Robert Rosenthal. Insieme alla sua equipe sottopose i bambini di una scuola elementare a un test di intelligenza. Successivamente selezionò alcuni partecipanti in modo del tutto casuale, prescindendo dai reali risultati, dicendo ai loro insegnanti che questi bambini avevano un’intelligenza sopra la media. Tornando poi a valutare il rendimento di quei bambini dopo anni, Rosenthal si accorse che essi erano effettivamente molto migliorati. Il tutto soltanto perché influenzati dall’opinione positiva dei loro insegnanti e quindi stimolati a dare il meglio di sé.

 

Autostima e amore, chi crediamo di essere influenza chi scegliamo per la vita

L’autostima è un vero e proprio motore della felicità, qualcosa che influenza ogni ambito della nostra esistenza in modi di cui non abbiamo affatto consapevolezza. Anche e soprattutto nelle relazioni intime e nel rapporto di coppia.

L’adagio secondo il quale se non ami te stesso non potrai mai amare un altro è assolutamente vero.

Se non si pensa di essere degni d’amore e si ha la convinzione di essere predestinati a soffrire, è proprio così che andrà. Se ho un buon rapporto con me stesso, se provo un senso di autoefficace e do valore ai miei pensieri e sentimenti, sarò in grado di apprezzare e amare gli altri.

Ma se non credo di valere, allora nel rapporto con l’altro non avrò nulla da dare se non i miei vuoti emotivi, le mie ferite psicologiche che nessuno, tranne me stesso, può curare. Nel mio impoverimento emotivo cercherò nel partner soltanto l’apprezzamento o la disapprovazione, avendo il mio centro emotivo fuori di me. È quello di cui abbiamo parlato discutendo della gelosia e della sua declinazione nel senso di dipendenza affettiva, sia per gli uomini sia per le donne.

Se non mi sento degno d’amore, inoltre, è molto difficile per me credere che qualcuno possa amarmi davvero. Sarò costantemente preda dell’angoscia, del timore di essere abbandonato e anzi, sarò convinto che prima o poi accadrà. Questo, secondo il principio della profezia autoavverantesi, mi indurrà a tenere di comportamenti che faranno realizzare proprio la più grande delle mie paure. Avrò un atteggiamento controllante o coercitivo nei confronti del partner, mi sentirò sempre inadeguato, penserò sempre che c’è un altro che ha tutto quello che io non sono in grado di dare al mio lui o alla mia lei. Spingerò così l’altro, se è una persona sana, ad abbandonarmi.

Potrebbe accadere, però, anche quello che si sintetizza in una celebre battuta di Groucho Marx: “non mi iscriverei mai a un club che ha me come membro”. È un paradosso logico che cela una grande verità. Se io infatti mi ritengo non amabile, indegno di considerazione e apprezzamento, crederò anche che chi investe sentimentalmente su di me e dice di amarmi valga ancora meno di me. Se ama uno come me, che non vale nulla, vuol dire che si accontenta. Il cerchio si chiude quando si viene abbandonati e il “giro” ricomincia.

 

L’autostima in famiglia ovvero crescere figli che credono in sé stessi

Come abbiamo visto nel paragrafo dedicato alle radici dell’autostima le esperienze dell’infanzia condizionano in modo importante lo sviluppo del senso di sé, dell’autoefficacia e del proprio valore. Ciò significa che, se vogliamo crescere dei figli che credono in sé stessi e attrezzarli per la vita, è necessario avere consapevolezza dei comportamenti che lo influenzano. Come abbiamo già detto, non sono tanto le parole, quanto i gesti e le attenzioni a condizionare l’immagine che il bambino ha di sé stesso.

Il bambino si rispecchia negli occhi dei suoi genitori.

Ciò significa che madre e padre sono in grado di trasmettere al figlio una serie di messaggi che possono aiutarlo a costruire la propria autostima oppure minarla alla base.

Innanzitutto, il bambino ha bisogno di sentirsi al sicuro. Quando un nuovo essere umano viene al mondo è completamente dipendente da chi lo accudisce ed è necessario che egli si trovi in un ambiente in cui può sentirsi sicuro e curato. Soltanto così può avviarsi quel processo di individuazione e separazione che gli consente di divenire un adulto autonomo. È in questa fase che si gettano le basi della fiducia negli altri esseri umani. Sentirsi impotenti da piccoli, in balia degli adulti che hanno un comportamento contraddittorio, produce effetti a lungo termine. Instilla un terrore che si porta avanti fino all’età adulta.

Per lo sviluppo del bambino è fondamentale anche il contatto fisico che trasmette amore, cura, consolazione, sostegno. Toccare il bambino, abbracciarlo e anche massaggiarlo consente di instaurare un rapporto molto prima del linguaggio che un neonato non è ancora in grado di capire. Chi non ha ricevuto l’abbraccio della madre o una carezza porta in sé una profonda ferita che ha a che fare anche con l’accettazione del proprio corpo, con il sentirsi rifiutato. Si potrebbe sviluppare anche la convinzione che se non hanno voluto toccarci i nostri genitori, nessun altro vorrà mai farlo. In età adulta la mancanza di questa esperienza può indurre due comportamenti tra loro apparentemente diversi: da un lato si può sviluppare la tendenza a evitare il contatto intimo; dall’altro si può invece cadere in una forzata promiscuità sessuale che rappresenta uno sforzo di curare la propria intima ferita.

Altra componente fondamentale è sicuramente l’amore. Un bambino trattato con amore interiorizza il sentimento e sente di essere degno d’amore (il che riporta al tema delle relazioni di coppia). Un genitore efficace sa esprimere i propri sentimenti di collera o disapprovazione senza ricorrere al rifiuto, senza negare l’amore. Soprattutto non lega l’amore alle performance del figlio, come se si trattasse di un premio. Questo, infatti, fa sì che venga trasmesso un messaggio che suona come “Tu non sei abbastanza, devi fare di più, essere migliore per essere accettato e amato”.

L’accettazione è l’altro caposaldo alla base dell’autostima fin dall’infanzia. Ciò significa che un bambino ha come bisogno primario, oltre a cibo e cure, quello di sentire che i suoi sentimenti e pensieri hanno diritto di esistere. Occorre ascoltare e riconoscere pensieri e sentimenti del proprio figlio e non incoraggiarlo a rinnegare quello che prova. Frasi come “Non dovresti piangere” oppure “Se ti comporti così sei una femminuccia” comunicano al bambino che i suoi sentimenti sono inadeguati, sbagliati o inaccettabili. Sarà così indotto a reprimerli e rifiutarli, scindendo una parte di sé.

Fiducia in sé e lavoro

Nell’ambito lavorativo la fiducia nelle proprie capacità non è soltanto un incentivo al successo e alla carriera. Naturalmente chi ha maggiore sicurezza, lavorerà al meglio ma sarà anche maggiormente flessibile e in grado di adeguarsi a nuove mansioni e attività. Al contrario, uno scarso senso di sé, un darsi poco valore oltre a portare a comportamenti di autosabotaggio, come nell’esempio introdotto a proposito delle profezie autoavverantesi, instilla un’invidia autodistruttiva. Chi non crede in sé, spesso al timore, infondato, che chiunque potrebbe arrivare e prendere il suo posto, che un nuovo collega potrebbe fare meglio.

Il successo degli altri smaschera il proprio vuoto, mette il dito nella piaga.

La generosità nei confronti degli altri, lo spirito di collaborazione, invece, è tipico di chi ha consapevolezza e senso di autoefficacia forti. Non c’è timore di essere messi in cattiva luce, eclissati dall’altro.

 

Accrescere l’autostima con la psicoterapia

Lavorare sull’autostima e rafforzarla può essere uno degli obiettivi della psicoterapia. All’interno di un percorso terapeutico, infatti, si cerca non soltanto di alleviare la sofferenza psicologica, ma anche di promuovere il benessere. L’autostima, come abbiamo visto, è un perno fondamentale intorno al quale ruota la nostra intera esistenza. Durante la terapia, così, si possono realizzare una serie di esperienze che permettono di ristrutturare la propria immagine di sé e di sviluppare fiducia. Compito del terapeuta è quello di creare un clima favorevole, di ascolto non giudicante e accettazione, in modo che il paziente possa innanzitutto soddisfare il proprio bisogno di ascolto emotivo. Sentirsi accettati è il primo passo per accettarsi e cominciare a credere di avere un valore. Nel corso delle sedute si può accompagnare il paziente non solo alla scoperta delle radici dell’autostima, svelandone meccanismi reconditi ed esperienze che l’hanno condizionata, affrontando il passato. Si può anche fargli comprendere che il cambiamento è possibile, assumendosi la responsabilità di sé stessi e della propria cura, imparando lentamente che ciascuno è responsabile di scelte e azioni.

In quest’ottica il Centro di Psicologia e Psicoterapia La Fenice si propone di realizzare un corso a Roma dedicato all’autostima  dal titolo “Training autostima. Corso per accrescere la fiducia in sé stessi” in partenza a gennaio 2019. Si tratterà di un percorso esperienziale, con un approccio integrato tra teoria e pratica, basato su esercizi, momenti di confronto, role-playing, psicodramma e altre tecniche di tipo terapeutico che permetteranno ai partecipanti di comprendere a fondo il tema dell’autostima e cominciare a lavorare sulla propria auto-affermazione.

Il percorso prevede 6 incontri, della durata di due ore ciascuno, tutti i lunedì a partire dal 14 gennaio 2019, dalle 20.30 alle 22.30, un orario pensato per consentire a tutti di partecipare.

 

Infografica sull’autostima

Di seguito una breve infografica sull’autostima per riassumere i punti salienti dell’articolo. L’infografica è stata realizzata dal Centro di psicologia e psicoterapia La Fenice, che ne detiene i diritti.

Infografica autostima

Side bar

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy