famiglia e differenziazione del sé 13 Ago 2018

BY: admin

Psicologia

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“L’obiettivo più importante per la famiglia è quello di aiutare i propri membri a migliorare il livello di differenziazione del Sé, nel raggiungimento del complesso equilibrio tra appartenenza e separazione”

Con queste parole Maurizio Andolfi, nel suo “Manuale di psicologia relazionale” sintetizza la discussione relativa al concetto di differenziazione del sé, concetto messo a punto da quello che è il padre della terapia familiare e sistemica, Murray Bowen.

Bowen e la differenziazione del sé

Bowen, laureato in medicina nel 1937, dopo un’esperienza come ufficiale medico durante la Seconda Guerra mondiale, lavora a Topeka, dove segue figli schizofrenici insieme alle loro madri. Poi si trasferisce a Washington, presso il National Institute of Mental Health, dove vengono ricoverate intere famiglie di pazienti schizofrenici diagnosticati. È osservando queste situazioni e, in particolare, il rapporto madre-figlio che Bowen elabora il concetto di massa indifferenziata dell’io familiare, un’identità emotiva che impedisce o ostacola il processo di individuazione del singolo, il suo sviluppo in quanto individuo dotato di una sua propria identità distinta.  È una situazione in cui si fa fatica a distinguere dove inizia il sé dell’uno e finisce il sé dell’altro, uno stato indifferenziato in cui le singole identità vengono a mancare.

Più è intensa la fusione emotiva della famiglia, più i suoi membri andranno incontro a relazioni patologiche di tipo simbiotico. Nei casi meno gravi gli individui che manifestano un alto livello di fusionalità con la propria famiglia si dimostrano dipendenti dai sentimenti e dalle opinioni altrui, sviluppano cioè una forma di dipendenza emotiva che li induce a interpretare le relazioni interpersonali i termini di conferma o di rifiuto.

L’obiettivo del singolo, quindi, è quello di svincolarsi dal proprio nucleo familiare attraverso un processo di autodefinizione e individualizzazione che Bowen chiama differenziazione. In quest’ottica la differenziazione non è certo un semplice atto di allontanamento quanto un percorso che dura per tutto l’arco della propria esistenza, che richiede impegno e lavoro costante poiché vi sono molti fattori che influenzano l’operazione.

Secondo Bowen è utile concepire la famiglia di origine come risorsa cui attingere nel corso del lavoro con le coppie o con le famiglie poiché vi è la convinzione che le relazioni dell’individuo siano fortemente influenzate da forze transgenerazionali. In poche parole gli schemi vissuti nelle famiglie di provenienza, i modelli interpretativi, i miti familiari vengono riportati nel presente, nei rapporti vissuti al di fuori della sfera originaria. Così le difficoltà che si incontrano all’interno della dimensione di coppia o con la famiglia o ancora con sé stessi possono essere intese come “sforzi riparativi” cioè tentativi di correggere, elaborare o addirittura cancellare i vecchi paradigmi introiettati.

La scala di differenziazione del sé

Bowen propone anche una scala di differenziazione del sé con vari livelli che attestano il grado di funzionamento dell’individuo. A un estremo ci sono coloro che crescono come un’appendice della massa dell’Io genitoriale, incapaci di trovare la propria strada, di investire le proprie risorse ed energie nella realizzazione di sé, in attività e qualità che gli sono proprie. Saranno portati, inevitabilmente, a ricercare altri legami di dipendenza, riproducendo il modello dal quale sono partiti all’inizio.

Dall’altro capo della scala, invece, ci sono coloro che hanno raggiunto un alto grado di indipendenza e la completa maturità emotiva tanto da poter agire senza essere influenzati dall’opinione, positiva o negativa, dell’altro. Si tratta, però, dice Bowen, di soggetti che non ha mai incontrato nel corso della sua vita, umana e professionale. Quasi un ideale a cui tendere, più che una realtà comprovata nei fatti. La maggioranza degli individui si trova a un livello intermedio. Per questo la famiglia deve puntare ad aiutar ei propri membri lungo questo percorso, ricercando l’equilibrio tra appartenenza a un gruppo, a una realtà, a un sistema di relazioni con le figure di riferimento, e separazione che consente lo sviluppo personale.

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