gelosia dipendenza affettiva 15 Lug 2018

BY: admin

Psicologia

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“Sono geloso di te” “Tu sei mia/mio” “Se vai via potrei morire”: sembrano frasi da film romantico ma qualcuno, nel corso della propria relazione, si potrebbe trovare a pronunciare queste parole. Non è raro sentir scattare dentro di sé il sentimento della gelosia, quell’ansia di possesso che ci porta a pensare che l’altro possa abbandonarci da un momento all’altro o tradirci con qualcuno. Ma che cos’è la gelosia e da cosa nasce?

La gelosia è quel sentimento che nasce dall’idea di poter perdere da un momento all’altro ciò che si ritiene più prezioso nella propria vita, l’oggetto del desiderio che soddisfa il nostro bisogno più profondo: quello di avere qualcuno che si prenda interamente cura di noi. Nasce dalla convinzione che l’altro sia indispensabile per la nostra sopravvivenza, proprio come un genitore che si prende cura di noi durante l’infanzia. La gelosia, vista da questo punto di vista, ha a che fare con la delega della cura di noi stessi a un altro, esterno a noi, da cui ci sentiamo dipendenti.

 

La gelosia e la delega della cura

Per comprendere davvero questa visione della gelosia è necessario guardare indietro, alle prime fasi di vita del bambino. Quando siamo piccoli non siamo autosufficienti: dalla nascita la nostra cura è delegata a qualcun altro, i nostri genitori o le altre figure di riferimento che ci accudiscono. Con la crescita poi l’individuo è chiamato ad assumersi la responsabilità della propria cura, avviando un processo, noto come individuazione, che dura tutta la vita.

Se i genitori sono in grado di fornire la giusta cura l’individuo riesce progressivamente in questo passaggio e si trova ad aver interiorizzato un certo grado di autoefficacia e di autostima. Ciò gli permette di sviluppare anche una certa indipendenza rispetto all’altro e una stabilità interiore.

Ma nel caso in cui, durante questo processo, avviene qualche “intoppo”, l’individuo non riesce a raggiungere quella maturazione necessaria a prendere su di sé la responsabilità della propria cura. Questa è la premessa che può far scattare una dinamica di gelosia patologica.

L’altro, infatti, viene concepito come colui o colei dal quale dipende interamente la nostra esistenza. A lui o a lei deleghiamo la nostra cura e lo concepiamo come l’oggetto che deve necessariamente soddisfare i nostri bisogni. L’individuo che soffre di gelosia patologica si sente dipendente dall’altro e arriva a pretendere un amore totale, esclusivo e soprattutto incondizionato. Il tipo d’amore che, però, è diritto soltanto di un bambino. L’altro, in questo tipo di relazione, non è altro che il recipiente delle mie proiezioni e la sensazione che ho è quella che, se lo perdo, morirò. Per questo nella dinamica gelosa si innescano comportamenti di controllo perché il timore della perdita è strettamente connesso al mio benessere. Io pretendo che l’altro appaghi i miei bisogni emotivi e che si comporti nei miei confronti come io nei suoi. Se non lo fa mi sento in diritto di protestare. Manca, in poche parole, il riconoscimento dell’estraneità e dell’indipendenza dell’altro. Il partner diventa la fonte diretta dell’autostima e della stabilità emotiva, di cui non si può fare assolutamente a meno. La gelosia, così, appare come l’altra faccia della dipendenza affettiva.

Le caratteristiche del geloso patologico

Il geloso patologico presenta una serie di caratteristiche tipiche. Ecco come si manifesta la gelosia:

  1. paura irrazionale di essere abbandonato, anche in assenza di reali situazioni di tradimento del partner
  2. esigenza di controllare il partner (sapere con chi esce, dove va, controllare il telefono etc.)
  3. sospetto per ogni comportamento del partner nei confronti di potenziali rivali
  4. invidia e aggressività nei confronti di possibili rivali
  5. aggressività nei confronti del partner
  6. bassa autostima, senso di inadeguatezza

 

Gelosia e autostima, sentirsi sempre inferiore all’altro

Chi vive il proprio rapporto nella dimensione della gelosia patologica, inoltre, tende a idealizzare oltremisura l’altro, proiettando su di esso tutta una serie di caratteristiche, di pregi, di abilità di cui lui/lei sente di aver bisogno e di non poter avere. Sono quelle caratteristiche che fanno del partner l’oggetto del desiderio in quanto portatore di elementi cui il geloso non ha accesso. Questo processo determina due conseguenze importanti:

da un lato il geloso invidia il partner perché possiede quello che lui vorrebbe avere, ciò di cui sente l’esigenza e non trova in sé stesso.

dall’altro si innesca una sensazione di inferiorità che porta il geloso a sentirsi fortemente inadeguato rispetto alle aspettative dell’altro. Pensa di non poterlo rendere felice in alcun modo, di non essere abbastanza e che quindi verrà abbandonato.

Il geloso, dunque, agisce in relazione alla paura ossessiva di essere lasciato per qualcuno migliore di lui/lei, anche nel caso in cui questo presunto terzo non esista affatto. La gelosia spesso e volentieri si scatena senza una motivazione reale, senza che i comportamenti dell’altro abbiano realmente il significato di un tradimento o di un mancato interesse. Si assiste a un vero e proprio scollamento dalla realtà oggettiva dei fatti a causa di un’angoscia di perdita che non ha nessun riscontro. Non c’è alcun bisogno che esista un rivale: questa figura può anche essere soltanto un’idea che prende forma nella mente, un ipotetico qualcuno che possiede tutto quello che il geloso non ha.

Il comportamento del geloso patologico, inoltre, pone le basi e le premesse perché la paura più grande dell’individuo si trasformi in realtà. Quella del geloso è una profezia autoavverantesi. Con i suoi comportamenti molesti e controllanti, il timore costante, l’aggressività e il sospetto, il geloso non fa altro che allontanare l’altro nell’illusione di tenerselo stretto. Il geloso lavora contro sé stesso, determinando quell’abbandono che tanto teme.

La gelosia vista da chi la subisce

Dopo aver visto il mondo con gli occhi del geloso, è opportuno focalizzare l’attenzione anche sul partner, colui o colei che subisce questa gelosia e ne è l’oggetto diretto. Come vive l’altro la dinamica di gelosia? Esistono sostanzialmente due diverse possibilità:

  1. L’altro ha una personalità per la quale vive in perfetta sintonia con il partner geloso, arrivando a una collusione con questi comportamenti. Tra i due si instaura una relazione in cui i ruoli non sono paritetici, come in un rapporto sano tra adulti, ma sono i ruoli di genitore e bambino. Solitamente in questo caso vi è un crollo totale della sessualità poiché la relazione si fonda sull’accudimento.
  2. L’altro subisce la gelosia del partner come una violenza, sentendo tutto il peso della proiezioni. Percepisce l’oppressione di un ruolo che gli è estraneo, quello della cura genitoriale, e finisce con cercare di allontanarsi.

Come uscire dalla gelosia: la psicoterapia

Per poter uscire da una dimensione di gelosia morbosa e irrazionale è necessario lavorare su sé stessi. Il terapeuta che si trova di fronte un paziente che manifesta gelosia patologica lo guida alla comprensione delle dinamiche sottese a questa vera e propria malattia della psiche. Un primo punto fondamentale è arrivare a capire che si sta proiettando sull’altro qualcosa che, invece, andrebbe ricercato in sé stesso. È necessario riassorbire la delega della cura e ritrovare e coltivare in sé quegli elementi di cui si ha bisogno. Per poter costruire una relazione sana con l’altro occorre riconoscergli la sua indipendenza e autonomia e vederlo non come qualcuno che ci salva, ma come qualcuno che ci stimola a migliorare noi stessi, con cui crescere insieme, mantenendo sempre la propria distinta identità.

 

 

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