il potere di adesso eckart tolle psicoterapia meditazione 25 Ago 2020

BY: admin

Psicoterapia

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Il potere di Adesso. Una guida all’illuminazione spirituale è un libro famoso in tutto il mondo, tradotto in più lingue e venduto in milioni di copie. All’origine di quest’opera c’è l’esperienza diretta del suo autore Ekhart Tolle, oggi ritenuto un grande maestro spirituale. Un lungo periodo di depressione, intorno ai trent’anni, lo porta sull’orlo del suicidio. Una notte del 1977, si sveglia in preda a un fortissimo attacco d’ansia, a una sofferenza che è difficile descrivere. È lui stesso a raccontare quell’esperienza di crisi come il momento che lo ha cambiato, portandolo a una vera e propria rinascita spirituale, che coincide quasi con il discioglimento del suo io precedente:

“Non potevo più vivere con me stesso. E in questo sorse una domanda: chi è questo io che non può vivere con sé? Cos’è il sé? Mi sentii attirato dentro il vuoto. Non sapevo allora che ciò che stava accadendo era che la mente, con la sua pesantezza, i suoi problemi, che vive tra un passato insoddisfacente e un futuro pieno di paure, era crollata. Si era dissolta. Il giorno dopo mi svegliai e regnava una grande pace. C’era pace, perché non c’era un io. Solo un senso di presenza o di essere, solo un osservare e guardare”.

Da qui prende forma Il potere di Adesso.

La sofferenza nasce dall’identificazione con la mente

Tolle spiega come la maggiora parte della sofferenza degli esseri umani derivi da una condizione particolare. Tutti noi, in qualche modo, ci identifichiamo con il nostro io, quello che in termini psicanalitici chiameremmo ego.

Anche se Tolle viene considerato una specie di mistico e il suo modo di trattare questi temi ha molto a che fare con la filosofia orientale (pensiamo al buddhismo o al taoismo), il messaggio contenuto nel suo libro ha molti punti di contatto con la psicoanalisi, in particolare con le teorie di Lacan, divulgate su territorio italiano soprattutto da Massimo Recalcati. Per quanto queste prospettive sembrino diverse, infatti, ci sono diversi elementi in comune.

Per poter raggiungere il benessere, liberandoci dalla sofferenza che ci tiene prigionieri, secondo Tolle, è necessario dis-identificarci con il nostro io, con il nostro pensiero e la nostra mente.

Il dolore che proviamo deriva proprio dall’identificarci con la nostra mente, ovvero con i pensieri e con le emozioni che proviamo in modo costante. In realtà, però, noi non siamo la nostra mente. È evidente che tutto questo fa parte di noi, mente, pensieri ed emozioni costituiscono una porzione del nostro essere, ma non il tutto. Non rappresentano la nostra essenza. Per usare una metafora, è come se pensieri ed emozioni fossero il film e noi fossimo il proiettore.

Esistiamo, siamo, all’infuori di quel che sentiamo e proviamo.

Noi siamo l’Essere, qualcosa di più, di altro. E quando riusciamo a staccarci dai nostri pensieri, possiamo rientrare in contatto con la nostra essenza profonda e, allo stesso tempo, sentirci in contatto e in armonia con il mondo, la natura e gli altri. All’interno di noi fluisce qualcosa di comune, che è appunto l’Essere.

La sofferenza del passato e il corpo di dolore

Tolle elabora anche il concetto di Corpo di dolore. “Finché non riesci ad accedere al potere di Adesso, ogni dolore emotivo che provi si lascia dietro un residuo che sopravvive dentro di te e si fonde con la sofferenza del passato che era già lì e si annida nella mente e nel corpo” scrive.

Il corpo di dolore è un campo di energia negativa che occupa mente e corpo e ci fa soffrire. Nelle persone infelici può essere attivo per la maggior parte del tempo. Oppure può essere innescato da situazioni particolari, come le relazioni sentimentali o alcune circostanze legate a eventi del passato, ferite fisiche o emotive che lasciano un segno indelebile nel tempo, ferite che tornano a bruciare con forza quando ci si imbatte in qualcosa che rievoca il trauma a cui si è stati esposti.

Spesso, dice Tolle, il corpo di dolore è distruttivo, una specie di terribile demone che può prendersela sia con noi stessi che con le persone che ci sono vicine. Potremmo riconoscerlo osservandoci attentamente, facendo caso a quei piccoli e grandi segni di infelicità che accompagnano la nostra vita quotidiana: irritazione, impazienza, un improvviso desiderio di offendere, litigare, fare del male all’altro.

Il corpo di dolore vive attraverso l’individuo in cui si insinua, si alimenta attraverso tutte quelle emozioni ed esperienze che posseggono un’energia simile alla sua: dolore, rabbia, distruttività, violenza, malattie. Il dolore si nutre di dolore, in una spirale che sembra senza fine. Diventiamo vittime e carnefici allo stesso tempo, senza avere consapevolezza del male che provochiamo a noi stessi infliggendoci continuamente nuove pene attraverso i nostri pensieri e comportamenti.

Quante volte, quando stiamo male, lasciamo che i pensieri negativi prendano il sopravvento e ci intrappolino in una specie di loop, in un rimuginare continuo che ci butta ancora più giù, aprendo una voragine sotto ai nostri piedi? Quella è l’esemplificazione perfetta di come funziona il corpo di dolore secondo quanto espresso da Tolle in Il potere di Adesso.

Liberarsi dalla sofferenza vivendo nel qui e ora

Il messaggio legato alla dis-identificazione come via per liberarsi dalla sofferenza, non si ritrova soltanto nel libro di Tolle. È un concetto presente anche nelle varie forme di meditazione che vengono usate in psicoterapia come la mindfulness.

Ma come è possibile farlo?

Noi possiamo liberarci dalla compulsività della mente scoprendo il potere di Adesso ovvero cercando di focalizzare la nostra attenzione sul tempo presente, sul qui e ora, un altro concetto fondamentale nella psicoanalisi e nella meditazione. L’idea fondamentale è quella secondo la quale questo procedere compulsivo della mente si radica nel predominio delle due dimensioni temporali del passato e del futuro che sfocia nella negazione del presente che, invece, è l’unica realtà esistente.

Nulla accade nel passato poiché esso è soltanto ricordo, tempo già trascorso che può essere soltanto rievocato attraverso la memoria. Il passato né immagazzinato nella nostra mente, può essere riattivato ma non modificato.

Allo stesso modo, nulla accade nel futuro. Il futuro è una proiezione della nostra mente, fatta di sogni, di speranze e di paure, è pura immaginazione. Quando il futuro arriva, diventa presente.

Passato e futuro possono vivere soltanto in grazia del presente, non sono reali di per sé.

“Esattamente come la Luna non splende di luce propria, ma può solo riflettere la luce del Sole, allo stesso modo il passato e il futuro sono solo un pallido riflesso della luce, del potere e della realtà del presente eterno” scrive Tolle, usando una metafora estremamente efficace per spiegare il rapporto tra le diverse dimensioni temporali e la nostra percezione di esse.

Questo concetto ha una grande affinità con quanto spiegava lo psicologo Erik Erikson. Secondo Erikson, infatti, la salute mentale nasce dalla possibilità di trovare un equilibrio tra le diverse dimensioni temporali.

Guardare troppo al passato o al futuro crea sofferenza. Rimanere agganciati a ciò che è già accaduto porta a una ripetizione cieca e inconsapevole di schemi comportamentali. È come quando si è vissuto un forte trauma che ci intrappola nel tempo passato, mettendoci nella condizione di ricreare quella stessa situazione attraverso la coazione a ripetere. Non riusciamo più a percepire in modo chiaro il presente, lo leggiamo secondo schemi vecchi e cerchiamo sempre di affrontare i fantasmi del passato. Il futuro, invece, si collega all’ansia anticipatoria, alla preoccupazione costante per qualcosa che temiamo possa accadere e che, con quello che chiamiamo effetto Pigmalione (o profezia che si auto-avvera) finisce con l’accadere realmente.

Anche nei momenti più belli e felici, la mente si proietta all’istante immediatamente successivo.

Ci diciamo “Sì ma potrebbe accadere questo o quest’altro”, fuggiamo dal presente dimenticando di viverlo, sempre protesi verso il dopo, verso un futuro che mette paura perché pieno di incognite e possibilità, fuori dal nostro controllo proprio perché non è ancora qui.

Il modo per superare tutto questo sta nella capacità di essere presenti a noi stessi, di vivere l’Adesso. Ciò non significa non programmare oppure non avere progetti per il futuro. Significa usare la mente soltanto quando serve davvero e poi tornare a questo esatto momento, a quello che sentiamo. Quando riusciamo a stare nel presente, le nostre percezioni si fanno più vivide e riusciamo a entrare in contatto con quello spazio in noi stessi libero da pensieri ossessivi.

Raggiungiamo uno stato di estremo benessere.

Ma, a livello pratico, come si fa a vivere nel momento presente?

Il metodo indicato da Tolle è molto semplice e ha molto in comune con quello che si fa in psicoterapia e attraverso la pratica della meditazione o mindfulness. In buona sostanza, bisogna provare a osservare i propri pensieri ed emozioni nel loro svolgersi, praticare una auto-osservazione.

Detto così può sembrare complesso, ma in realtà è qualcosa di talmente immediato che chiunque può farlo in autonomia. Invece di eliminare le sensazioni e i pensieri, invece di cercare di scacciarli, ci mettiamo nella posizione dell’osservatore esterno.

In silenzio, guardiamo i pensieri scorrere. Possiamo domandarci “Sono a mio agio in questo momento?” oppure “Che cosa sento accadere dentro di me in questo momento?”. Cerchiamo di capire cosa producono i nostri pensieri e le nostre emozioni, cerchiamo di identificarle e di sentire come si manifestano nel corpo, allo stomaco, alla gola, attraverso le tensioni, le contratture.

Tolle ci fornisce una traccia da seguire:

“Guardati dentro. Che tipo di pensieri sta generando la tua mente? Che cosa provi? Concentrati sul corpo. Avverti qualche tensione? Se rilevi un livello di disagio basso, quel certo rumore di gondo, cerca di scoprire in che modo stai evitando, resistendo o negando la vita, l’Adesso”. In questo modo, invece di identificarmi col pensiero e con l’emozione che sto provando, mi identifico con colui che le guarda dall’esterno. Questo mi permette di oggettivizzarle, di non esserne più preda dell’emozione. Questo si fa continuamente in psicoterapia quando si usano le libere associazioni: paziente e terapeuta insieme sono come due investigatori che indagano su pensieri ed emozioni.

Questo metodo, semplice e immediato, può essere usato anche come operazione salvagente durante un attacco di panico quando le emozioni e la paura prendono il sopravvento di me, mandandomi in blackout. In quei momenti, osservare con accettazione pensieri ed emozioni ne diminuisce l’intensità e la forza, li depotenzia.

Il pensiero di Tolle, in sintesi, offre degli spunti di riflessione molto interessanti. Al di là di alcune derive estreme della filosofia che porta avanti, la sua prospettiva è interessante dal punto di vista psicoterapeutico poiché si avvicina alla mindfulness e offre delle operazioni pratiche utili in psicoterapia.

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