maternità e teoria dell'attaccamento 06 Set 2016

BY: admin

Psicologia

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La teoria dell’attaccamento di John Bowlby

La teoria dell’attaccamento venne elaborata dallo psicologo e psicanalista John Bowlby negli anni ’50 del Novecento: egli, infatti, aveva realizzato osservazioni e studi riguardo il rapporto madre-figlio, evidenziando l’importanza di questa relazione nello sviluppo fisico, intellettuale e comportamentale del bambino.

teoria dell'attaccamento John BolwbyBowlby sviluppò la teoria dell’attacamento sulla base di una ricerca relativa ai bambini che avevano perso le loro famiglie, assegnatagli dall’Organizzazione Mondiale della sanità nel 1950.

L’anno successivo veniva dato alle stampe Maternal Care and Mental Health (Cure materne e sanità mentale), saggio in cui confluivano i risultati delle osservazioni condotte in quel periodo negli Istituti di assistenza in cui venivano accolti i bambini abbandonati o orfani di guerra.

Ben presto il titolo del testo sarebbe cambiato in Child Care and the growth of maternal love (Cura del bambino e crescita dell’amore materno), con l’intento di estendere il senso del messaggio veicolato dal testo: non si trattava di parlare semplicemente di sanità mentale, ma di riflettere in modo integrale sullo sviluppo di ciascun individuo a partire dalle fondamenta, dall’infanzia.

Bowlby nel corso delle proprie osservazioni era giunto alla conclusione che la deprivazione materna – cioè l’allontanamento della madre o di un soggetto accudente – fosse la causa profonda di una serie di alterazioni nel comportamento del bambino: la delinquenza, i ritardi nel linguaggio ma anche l’impossibilità di gestire un fanciullo sembravano derivare da una relazione distruttiva con la figura materna. Quella che Bowlby chiamerà figura di attaccamento.

In seguito furono Rutter, Mary Ainsworth e altri ad approfondire la questione, arrivando a comprendere come non è l’allontanamento in sé quello che genera il problema, quanto il contesto in cui esso avviene e il significato che gli viene attribuito.

L’aspetto fondamentale è il modo in cui la perdita viene gestita: ad esempio bambini che perdono i genitori in età infantile mostrano meno problemi di quelli che vivono l’esperienza di un divorzio traumatico, subendo il drammatico trauma di una lacerazione fatta di tensioni e litigi continui, priva della serenità necessaria ad affrontare un cambiamento tanto drastico.

La definizione di attaccamentoTeoria dell'attaccamento di John Bowlby

La teoria dell’attaccamento è, nella sua sostanza, una teoria spaziale: il bambino quando è vicino a chi ama (madre o un soggetto che ne faccia le veci) si trova in una situazione di comfort e sicurezza, quando se ne allontana sperimenta stati ansiosi, diventa triste e angosciato.

Una relazione di attaccamento si definisce attraverso tre caratteristiche: la ricerca della vicinanza ad una figura preferita, l’effetto “base sicura” e la protesta per la separazione.

La ricerca della vicinanza

I bambini che già sanno camminare seguono ovunque la propria figura di riferimento: è questa quella che viene definita ricerca della vicinanza. La distanza alla quale si sentono a proprio agio dipende da età, temperamento, storia dello sviluppo, condizioni di salute. Una situazione di debolezza, innesca il comportamento di attaccamento, quindi la ricerca di protezione da parte della madre. Ciò avviene, ad esempio, in condizione di malattia o di spavento, come di fronte ad un estraneo: il bambino si avvicina fisicamente al soggetto accudente o caregiver per sentirsi al sicuro.

La figura di attaccamento e la base sicura

Mary Ainsworth, invece, coniò l’espressione “base sicura” per indicare quella particolare atmosfera di sicurezza creata dalla figura di attaccamento, che consente al bambino di esplorare il mondo circostante e giocare tranquillo. La base sicura è il “luogo” da cui il bambino parte per conoscere la realtà intorno e alla quale può tornare in qualsiasi momento, alla ricerca di conforto di fronte ad ostacoli o avversità.

Anderson condusse uno studio in un parco pubblico, prestando attenzione al comportamento di madri e figli, sviluppando un ulteriore punto: l’area entro cui il bambino si muove appare circoscritta, come se la madre rappresentasse un centro di gravità imprescindibile. Oltre un certo raggio il bambino, che fino a poco prima giocava indisturbato, comincia a voltarsi continuamente, come per verificare che la madre ci sia ancora.

La protesta per la separazione nell’attaccamento

Infine la protesta per la separazione è concepita come la reazione “normale” all’allontanamento dal caregiver: calci, pianti, urla, morsi sono i vari modi in cui si manifesta il timore di una minaccia di distacco.

L’attaccamento si sviluppa a partire dai primi istanti di vita ed accompagna l’individuo per il resto della sua esistenza, influenzandone le relazioni. A partire dalla propria esperienza primaria con la figura di attaccamento, infatti, si sviluppano dei modelli operativi interni che hanno a che fare con la rappresentazione di sé e dell’altro. Risulta necessario, quindi, evidenziare come l’attaccamento abbia un ruolo centrale nella strutturazione della vita interpersonale, con effetti piuttosto vari.

Gli stili nella teoria dell’attaccamento

Esistono, infatti, vari stili di attaccamento: sicuro, insicuro evitante, insicuro ambivalente, insicuro disorganizzato, che si sviluppano a partire dalla risposta del soggetto cui ci si attacca alle esigenze del bambino. Se la madre o caregiver è in grado di essere presente, di accudire il bambino nelle situazioni in cui lo richiede ma anche di intervenire solo quando strettamente necessario. Questo atteggiamento consente al bambino di consolidare un’immagine di sé come amabile e degno di attenzioni, di sviluppare l’autostima e la fiducia nell’altro. In questo caso il bambino viene classificato come sicuro.

Teoria dell'attaccamento, Stili di attaccamento John Bowlby

Se, invece, la figura di attaccamento non è sufficientemente vicina, sintonica e capace di risposte sensibili genererà un senso di paura e angoscia nel bambino.

Un bambino con stile insicuro evitante è caratterizzato da un atteggiamento di indifferenza verso la madre:  egli non manifesta ansia per il distacco né la ricerca quando questa si allontana, ma continua a giocare indisturbato o a fare quello che stava facendo prima. Quando la madre cerca di prenderlo in braccio, si divincola o si irrigidisce e, in ogni caso, evita il contatto visivo e fisico.

Questo stile di attaccamento si verifica di solito quando i genitori hanno un atteggiamento poco disponibile e ricettivo: il bambino apprende rapidamente a “bastare a sé stesso” proprio perché percepisce fin dalla più tenera infanzia l’impossibilità di affidarsi a qualcuno. Impara a dissimulare le emozioni e a non ricercare un conforto che sa, per esperienza, di non ricevere. Il bambino insicuro evitante è autonomo in modo precoce, poiché tale condizione non deriva da un adeguato processo evolutivo.

Il bambino i cui genitori hanno dimostrato un atteggiamento incoerente, presenti ad intermittenza, viene classificato come insicuro ambivalente. Il comportamento delle figure di riferimento genera in essi la sensazione di non essere amati abbastanza, tanto da dover richiedere continuamente conferme. Per questo sono abituati a cercare di attirare l’attenzione con pianti e crisi di collera e ad aggrapparsi con forza ai genitori quando si ricongiungono con loro dopo la separazione. Allo stesso tempo, però, manifestano rabbia e aggressività nel momento in cui il genitore cerca di dare conforto; si alternano così offerte di contatto e sentimenti di rifiuto.

Lo stile disorganizzato, infine, è tipico dei bambini che hanno vissuto situazioni familiari difficili (alcolismo, dipendenza da droghe, maltrattamenti e abusi) in cui i genitori invece di essere una base sicura, hanno rappresentato un pericolo. Il bambino insicuro disorganizzato manifesta comportamenti simultanei e contraddittori, nonché confusione e disorientamento nei confronti della figura di attaccamento: spesso, dopo la separazione, al momento dell’abbraccio materno volta il viso dall’altra parte, come a voler evitare il contatto visivo.

Bowlby nell’ambito della teoria dell’attaccamento parlò anche di cicli di privazione, sottolineando un aspetto molto rilevante: bambini che subiscono la privazione delle cure e non riescono a sviluppare un attaccamento sicuro, da adulti andranno incontro non soltanto a depressione ma anche ad una ripetizione di quanto da loro subito, avranno cioè comportamenti trascuranti e negativi nei confronti dei propri figli. L‘attaccamento, inoltre, influisce sulla scelta del partner e sulla capacità di organizzare tutta la propria vita affettiva: a partire dall’infanzia si incamerano dei modelli di rappresentazione di sé e dell’altro, applicati poi per tutto il corso della propria esistenza.
a cura del Centro di Psicologia e Psicoterapia La Fenice

La teoria dell’attaccamento di John Bowlby
ultima modifica: 29/06/2017
da Centro di psicologia e psicoterapia La Fenice

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