26 Feb 2015BY: admin
Psicologia
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Di Simone Ordine

In tal senso, ad esempio, la psicologia del deficit materno pone in relazione la dipendenza affettiva al fenomeno della neotenia, l’insorgere dell’angoscia al naturale terrore di predazione dovuto ad un deficit parentale, la depressione a pattern comportamentali istintuali, ecc.
Questo tipo di approccio, rinunciando ad eleganti e romantiche speculazioni astratte, spesso più vicine al romanzo che a un trattato di scienze, si propone di approfondire la conoscenza del comportamento umano utilizzando una metodologia che si pone in continuità con quella di scienze tradizionali come la biologia e la genetica.
Deficit parentale: filogenetica e ontogenetica
L’impianto teorico della psicologia del deficit parentale comprende due aree teoriche coordinate tra loro: l’una posta su un piano filogenetico (riguardante il corso della storia naturale); l’altra focalizzata sulla più minuta dimensione ontogenetica (relativa allo sviluppo del singolo individuo). La prima area, quella filogenetica, è di ordine più generale e teorico; si basa principalmente su studi di tipo etologico, antropologico e biologico; interpreta il comportamento umano come il frutto di un adattamento sviluppatosi lungo il corso della storia naturale; e trova il proprio centro teorico intorno ai concetti chiave di Attaccamento (J. Bowlby), Imprinting (K. Lorenz),Gene Egoista (R. Dawkins) e Neotenia (L. Bolk).
La seconda area di studi, relativa al piano ontogenetico, risulta, rispetto alla prima, di carattere maggiormente applicativo e pragmatico. In tal senso questo secondo piano di lavoro si occupa soprattutto di sviluppare una teoria della tecnica psicoterapeutica di tipo individuale, a partire dalle teorie biologiche indicate sopra. In questo senso è possibile affermare che la psicologia del deficit parentale trovi il proprio campo di studi e di applicazione in un area, per così dire, compresa tra un piano filogenetico ed un piano ontogenetico, compiendo, in tal modo, un vertiginoso ed affascinante salto dalla macroscopica dimensione della storia naturale a quella microscopica focalizzata sulla singola persona, immersa nel proprio ambiente di vita.
Il concetto di regressione nella storia della psicologia e inquadramento biologico della psicologia del deficit parentale all’interno del filone di studi della psicologia dinamica
Nella seconda metà dell’800 Lombroso fonda un importante Scuola di antropologia criminale, che individua la causa principale di degenerazione organica e mentale in una regressione di tipo filo-ontogenetico, ovvero nel concetto positivistico e fisiognomico dell’atavismo. Successivamente Freud applicò il concetto di regressione trasponendolo da un piano somatico-caratteriale ad uno psicoanalitico: in tal senso la malattia mentale andrebbe rintracciata nella incompleta maturazione psicosessuale dei pazienti (Pancaldi 1983). Su questa stessa via, ma con premesse e approdi molto diversi, la psicologia del deficit parentale pone la propria attenzione sul concetto di regressione filo-ontogenetica, riguardante lo sviluppo degli istinti sociali dei mammiferi: attraverso questa prospettiva, infatti, sarebbe possibile rintracciare il disturbo mentale, per così dire, nello smarrimento delle più recenti acquisizioni adattative mammifere (caratterizzate da un incremento della motivazione all’incontro e alla aperture relazionale con i propri simili), e con il ritorno regressivo verso modalità relazionali di tipo arcaico e rettile (basate su atteggiamenti di attacco, fuga e chiusura verso il prossimo).
Questo tipo di argomentazione si basa in primo luogo sulle informazioni di matrice neuroanatomica relative al concetto di cervello triunico (MacLean 1990). In tal senso, semplificando molto, è possibile identificare nella struttura cerebrale tre strati anatomo-funzionali: 1) la parte più interna, detto cervello rettile o paleocorteccia, sede degli istinti animali più atavici e di base; 2) il cervello medio o corteccia libica, deputato alla elaborazione delle emozioni relative alle cure parentali tipiche dei mammiferi; 3) la porzione più esterna, la neocorteccia, deputata alle funzioni mentali superiori.
Appare interessante sottolineare come le teorie della psicologia del deficit parentale risultino coerenti con le evidenze neuroanatomiche relative al concetto di cervello triunico, secondo il quale la mente umana sarebbe costituita sulla base di un substrato organico contenente al proprio interno strutture funzionali formatesi in momenti evolutivi successivi. In tal senso sarebbero rintracciabili all’interno della espressione mentale umana, pattern comportamentali relativi ad istanze istintuali non del tutto conciliabili tra loro, poiché sviluppatisi in momenti diversi della storia della evoluzione umana, per far fronte a differenti situazioni ambientali.
Sulla base di questo discorso risulta possibile definire la psicologia del deficit parentale come appartenente al filone degli studi di psicologia psicodinamica, ovvero relativo a quella famiglia di teorie che definiscono la mente come una struttura plastica intrinsecamente conflittuale tra le sue diverse parti.
In relazione agli argomenti affrontati risulta opportuno sottolineare brevemente una semplice ma fondamentale distinzione: a differenza degli studi antropologico-criminali sopra citati, che costituirono un fondamento pseudoscientifico a favore dei motivi reazionari e repressivi del potere borghese appena costituito (Friggessi 2003; Gibson 2002; Villa 1985), la psicologia etologica, come si vedrà poi, risulta teoricamente coerente con istanze sociali di stampo progressista. Essa infatti sulla base di una profonda critica sociale al tradizionale modello adultocentrico, si fa promotrice di un rinnovamento culturale il cui senso arriva a superare il cerchio specialistico della psicologica clinica, giungendo a coinvolgere le scienze dell’educazione, la sociologia, la politica e l’arte.
Bibliografia:
Battacchi M.W. (1990), Trattato enciclopedico di psicologia dell’età evolutiva, Piccin, Padova
Bolk L. (1926), Das problem der Menschwerdung, Gustav Fisher, Jena.
Bowlby J. (1953), Assistenza all’infanzia e sviluppo affettivo, Armando, Roma.
Dawkins C. R. (1976), Il gene egoista, Mondadori, Milano.
Ellenberger H. F. (1970), The Discovery of the Unconscious, Basic Books, New York.
Frigessi D. (2003), Cesare Lombroso, Einaudi, Torino.
Gibson M. (2002), Born to crime, The Office of Sponsored at John Jay College of Criminal Justice, New York.
Konrad L. (1949), L’anello di re Salomone, Fabbri, Milano.
MacLean P. D. (1990), The triune brain in evolution: role in paleocerebral functions, Plenum Press, New York.
Pancaldi G. (1983), Darwin in Italia, Il Mulino, Bologna.
Villa R. (1985), Il deviante e i suoi segni. Lombroso e la nascita dell’antropologia criminale, Angeli, Milano.
Psicologia del deficit parentale: alcune coordinate epistemologiche
ultima modifica: 26/02/2015
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